domenica 30 maggio 2010

'na vota 'a Vucciria



Zu Ciccu, 'un cugghiunati, c'aviti?
Chi su' 'sti luccicuna ca spannìti?
Don Peppe, a vossia ch'è bonu e caru
vegnu e ci cuntu 'u fattu paru paru:
stavu 'nta 'na vanedda, a' Vucciria,
un paradisu 'n terra era pi' mia.
'nto Cuntinenti ivu a travagghiari
p'i picciriddi, pi' darici a manciari.
Passanu l'anni e 'u cori dici: torna.
A "Sant'Antoniu" la me' notti agghiorna.
Scinnutu lu scaluni... chi spaventu!
Sugnu orbu e macari nun ci sentu?
Nun sentu li stigghiola friccicari,
lu purpu, 'u pisci vivu è 'n funnu o' mari,
'un c'è frittula e mussu. E baccalaru... nenti!
E l'abbanniata, unn'è? Unn'è 'a me' genti?
Mi vogghiu arruspigghiari: asciutti su' i balati!
Restanu sulu lacrimi salati.





Versi di Peppino C./zio-silen

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4 commenti:

Gio' ha detto...

Molto nostalgica e celebrativa questa poesia che condivido pienamante.
E' vero, forse colpa anche dell'età, ma il guardarsi indietro
riporta alla memoria quadri di vita
quotidiana che, erronemante, ad un certo punto della ns. vita credendoci emancipati, abbiamo un po' snobbato come mondi "naif".
Adesso anch'io, ricordo con nostalgia, lo "shopping" in Via Roma in compagnia di mia madre e la puntatina al mercato della Vucciria con quelle bancarelle
colorate, i venditori, quasi attori
di un teatro all'aperto e l'uscita
dal mercato, con il solito gelato
o con il cartoccio alla crema se si usciva dall'opposta direzione.
Ricordo anche quando si entrava alla "Upim", mi sembrava di essere Alice nel paese delle meraviglie.
Mi spiace per i giovani d'oggi, che non potranno provare queste sensazioni, tutti presi dalle novità tecnologiche. Ma questa nuova tavoletta informatica a cui tutti adessa anelano,potrà mai regalar loro questi ricordi?

zio-silen ha detto...

Complimenti Giò, sei riuscita a rappresentare con sapienza il dolce piacere della "memoria".

lorenzo ha detto...

Ho letto con piacere la poesia. Per la verità è un cantico, un inno alla città che fu. Oggi, vivendo lontano dalla città che mi ha visto giovane, tornano alla mente le passeggiate lungo il cassero, il cinema finocchiaro, u pane chi panelle e LP ovvero lambrusco e passito. I lattarini e i sui mercati come la vucciria. Il voler per forza italianizzare la città ha finito per mortificarla delle sue tradizioni, delle sue radici che, voglio ricordare non è la mafia che tristemente viene sbattuta sui giornali nazionali, ma la sicilianità vera, di un popolo che ama la sua terra e, se pur lontano, anche dopo anni ne sente sempre la nostalgia.

zio-silen ha detto...

Grazie lorenzo.
Il tuo commento, venato di sentimento e nostalgia, costituisce una lucida analisi della vera anima di un popolo talvolta oppresso da insopportabili pastoie.