martedì 14 luglio 2009

LA CUBULA O PICCOLA CUBA (Breve cuntu)



Nell'aprile scorso, durante una visita alla Cuba sottana un gentile cicerone mi ha informato della presenza di una analoga costruzione, seppure di dimensioni ridotte, ubicata all'interno della settecentesca Villa Napoli, distante poche centinaia di metri. Così oggi, trovandomi nella zona, decido di concedermi una passeggiata alla scoperta del monumento.
L'imponente Villa, con la sua splendida scala a duplice rampa contrapposta, si staglia nel cielo azzurro pallido del mattino.



Ad una signora che staziona presso l'ingresso - impegnata in una concitata conversazione al cellulare - chiedo timidamente: la Cubula? Di là! Vada pure. Ed indica un giardino di nespoli ed aranci. Mi incammino lungo il muro perimetrale della nobile dimora seminascosto da un rampicante.



Girato l'angolo mi imbatto nel prospetto orientale dell'edificio che reca tracce della normanna Cuba Soprana (padiglione di caccia e intrattenimento dei sovrani) i cui resti, nel settecento, vennero incorporati nella Villa. Il luogo è presidiato da un'oca. Affretto il passo lasciandomi alle spalle lo starnazzante volatile.



In completa solitudine percorro un sentiero sul quale si affacciano maestosi alberi dalle folte chiome che, pietosi, creano un'oasi di frescura nella canicola che mi circonda.



Faccio il pieno di quell'aria tiepida e proseguo. La polverosa stradina è lastricata di foglie di nespolo che giacciono defunte da lustri. Sotto i miei passi si frantumano, producendo uno sgradevole scricchiolio esaltato dal silenzio rotto solo dal lontano frinire di una cicala.



Tra gli alberi , finalmente, intravedo una cupoletta rossa.




Mi avvicino e... ecco la Cubula: un edificio di forma cubica, aperto sui quattro lati da archi a sesto acuto decorati da bugne.






L'interno è spoglio, con delle nicchie angolari.




Realizzata nel 1184 da architetti e maestranze nordafricane (fatimite) per volere di Guglielmo II (il Buono), illuminato sovrano normanno cui si deve anche la coeva Cuba Sottana, sorgeva, unitamente alla vicina Cuba soprana - in mezzo ad un bacino d'acqua - all'interno del Genoardo (Paradiso sulla terra), parco reale ricco di ruscelli, laghetti, giardini fioriti, boschi popolati di selvaggina.
Impugnata la mia fedele macchinetta fotografica, cerco una inquadratura che mi consenta di escludere i palazzoni residenziali che incombono, oltre la cancellata, ad una decina di metri. Mi avventuro su una passerella di legno che galleggia su un mare di erba secca e rovi. Contendo alla sterpaglia l'esiguo spazio - sperando che il posto non sia infestato da zecche - e mi acquatto tra due alberelli d'arancio selvatico per mettere a fuoco il chiosco arabo-normanno.


Scatto diverse foto. Con l'obiettivo mi soffermo, incredulo, sui cespugli cresciuti vigorosi a fianco della cupoletta.




Rimurginando sulla scarsa valorizzazione di parte del nostro patrimonio artistico/monumentale, ripercorro la stradina polverosa sotto un sole rovente in compagnia di due lucertole e un topolino di campagna.



Foto e testo di zio-silen

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1 commento:

Gio' ha detto...

Abituati a conoscere con tale peculiarità architettonica
solo San Giovanni degli Eremiti e scoprire in tale guisa altre testimonianze d'epoca non valorizzate ma addirittura lasciate
nell'incuria piu' totale è davvero incredibile.

Che tristezza la cupoletta rossa
con sfondo panoramico di palazzone..