lunedì 23 marzo 2009

CANI RANDAGI AZZANNANO DUE STUDENTESSE UNIVERSITARIE


Nel film "Il cacciatore", il protagonista (Robert De Niro) affida alla fortuna la sua integrità fisica, premendo il grilletto di una pistola, appoggiata alla tempia, nel cui tamburo era stato inserito un solo proiettile. Tale scena è affiorata tra i miei ricordi leggendo sui quotidiani di sabato scorso di due studentesse dell'Università di Palermo azzannate dai cani che stabilmente vivono all' interno della cittadella universitaria. E' la dea bendata, infatti, che decide se e quando uno studente, un professore o un passante debba essere oggetto delle spiacevoli attenzioni di questi animali.
Sembra che tra burocrazia, evanescenti competenze e resistenze varie sia impossibile catturare i randagi e alloggiarli in adeguate strutture.
E allora incrociamo le dita e... sotto a chi tocca!
Un dubbio mi assale: considerati i decorsi cruenti episodi, la prossima volta si continuerà a parlare di casualità o si comincerà ad analizzare la situazione in termini di prevedibilità, inerzia, omissione, responsabilità (civile e penale) ?

P.S. Sbaglio o la legge prevede che nei luoghi pubblici i cani siano muniti di museruola e/o di guinzagli lunghi non più di un metro e mezzo?


zio-silen.

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