mercoledì 25 febbraio 2009

Oggi leggiamo Palazzeschi: "I fiori"



Talvolta i comportamenti di certi irredimibili politicanti nostrani (antropologicamente diversi dai "Politici" dediti esclusivamente al "bene" dei cittadini) mi ricordano questa lucida poesia di Aldo Palazzeschi... in osmosi metaforica, naturalmente.
    

 I fiori
    Non so perché quella sera,
    fossero i troppi profumi del banchetto...
    irrequietezza della primavera...
    un'indefinita pesantezza
    mi gravava sul petto,
    un vuoto infinito mi sentivo nel cuore...
    ero stanco, avvilito, di malumore.
    Non so perché, io non avea mangiato,
    e pure sentendomi sazio come un re
    digiuno ero come un mendico,
    chi sa perché?
    Non avevo preso parte
    alle allegre risate,
    ai parlar consueti
    degli amici gai o lieti,
    tutto m'era sembrato sconcio,
    tutto m'era parso osceno,
    non per un senso vano di moralità,
    che in me non c'è,
    e nessuno s'era curato di me,
    chi sa...
    O la sconcezza era in me...
    o c'era l'ultimo avanzo della purità.
    M'era, chi sa perché,
    sembrata quella sera
    terribilmente pesa
    la gamba
    che la buona vicina di destra
    teneva sulla mia
    fino dalla minestra.
    E in fondo...
    non era che una vecchia usanza,
    vecchia quanto il mondo.
    La vicina di sinistra,
    chi sa perché,
    non mi aveva assestato che un colpetto
    alla fine del pranzo, al caffè;
    e ficcatomi in bocca mezzo confetto
    s'era voltata in là,
    quasi volendo dire:
    "ah!, ci sei anche te".

    Quando tutti si furno alzati,
    e si furono sparpagliati
    negli angoli, pei vani delle finestre,
    sui divani
    di qualche romito salottino,
    io, non visto, scivolai nel giardino
    per prendere un po' d'aria.
    E subito mi parve d'essere liberato,
    la freschezza dell'aria
    irruppe nel mio petto
    risolutamente,
    e il mio petto si sentì sollevato
    dalla vaga e ignota pena
    dopo i molti profumi della cena.
    Bella sera luminosa!
    Fresca, di primavera.
    Pura e serena.
    Milioni di stelle
    sembravano sorridere amorose
    dal firmamento
    quasi un'immane cupola d'argento.
    Come mi sentivo contento!
    Ampie, robuste piante
    dall'ombre generose,
    sotto voi passeggiare,
    sotto la vostra sana protezione
    obliare,
    ritrovare i nostri pensieri più cari,
    sognare casti ideali,
    sperare, sperare,
    dimenticare tutti i mali del mondo,
    degli uomini,
    peccati e debolezze, miserie, viltà,
    tutte le nefandezze;
    tra voi fiori sorridere,
    tra i vostri profumi soavi,
    angelica carezza di frescura,
    esseri pura della natura.
    Oh! com'è bello
    sentirsi libero cittadino
    solo,
    nel cuore di un giardino.
    - Zz... Zz
    - Che c'è?
    - Zz... Zz...
    - Chi è?
    M'avvicinai donde veniva il segnale,
    all'angolo del viale
    una rosa voluminosa
    si spampanava sulle spalle
    in maniera scandalosa il décolletè.
    - Non dico mica a te.
    Fo cenno a quel gruppo di bocciuoli
    che son sulla spalliera,
    ma non vale la pena.
    Magri affari stasera,
    questi bravi figliuoli
    non sono in vena.
    - Ma tu chi sei? Che fai?
    - Bella, sono una rosa,
    non m'hai ancora veduta?
    Sono una rosa e faccio la prostituta.
    - Te?
    - Io, sì, che male c'è?
    - Una rosa!
    - Una rosa, perché?
    All'angolo del viale
    aspetto per guadagnarmi il pane,
    fo qualcosa di male?
    - Oh!
    - Che diavolo ti piglia?
    Credi che sien migliori,
    i fiori,
    in seno alla famiglia?
    Voltati, dietro a te,
    lo vedi quel cespuglio
    di quattro personcine,
    due grandi e due bambine?
    Due rose e due bocciuoli?
    Sono il padre, la madre, coi figlioli.
    Se la intendono... e bene,
    tra fratello e sorella,
    il padre se la fa colla figliola,
    la madre col figliolo...
    Che cara famigliola!
    È ancor miglior partito
    farsi pagar l'amore
    a ore,
    che farsi maltrattare
    da un porco di marito.
    Quell'oca dell'ortensia,
    senza nessun costrutto,
    si fa sì finir tutto
    da quel coglione del girasole.
    Vedi quei due garofani
    al canto della strada?
    Come sono eleganti!
    Campano alle spalle delle loro amanti
    che fanno la puttana
    come me.
    - Oh! Oh!
    - Oh! ciel che casi strani,
    due garofani ruffiani.
    E lo vedi quel giglio,
    lì, al ceppo di quel tiglio?
    Che arietta ingenua e casta!
    Ah! Ah! Lo vedi? È un pederasta.
    - No! No! Non più! Basta
    - Mio caro, e ci posso far qualcosa
    io,
    se il giglio è pederasta,
    se puttana è la rosa?
    - Anche voi!
    - Che maraviglia!
    Lesbica è la vaniglia.
    E il narciso, quello specchio di candore,
    si masturba quando è in petto alle signore.
    - Anche voi!
    Candidi, azzurri, rosei,
    vellutati, profumati fiori...
    - E la violaciocca,
    fa certi lavoretti con la bocca...
    - Nell'ora sì fugace che v'è data...
    - E la medesima violetta,
    beghina d'ogni fiore?
    fa lunghe processioni di devozione
    al Signore,
    poi... all'ombra dell'erbetta,
    vedessi cosa mostra al ciclamino...
    povero lilli,
    è la più gran vergogna
    corrompere un bambino
    - misero pasto delle passioni.
    Levai la testa al cielo
    per trovare un respiro,
    mi sembrò dalle stelle pungermi
    malefici bisbigli,
    e il firmamento mi cadesse addosso
    come coltre di spilli.
    Prono mi gettai sulla terra
    bussando con tutto il corpo affranto:
    - Basta! Basta!
    Ho paura.
    Dio,
    abbi pietà dell'ultimo tuo figlio.
    Aprimi un nascondiglio
    fuori della natura!

Aldo Palazzeschi


Postata da zio-silen
Foto di zio-silen.

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