venerdì 6 marzo 2009

Il Castello della Zisa ed i suoi diavoli


 LA ZISA (AL-AZIZ) LA SPLENDIDA

Breve racconto semiserio di zio-silen.

Saruzzu
: Zu Ciccu, Vossia la conosce l'origine della
denominazione " La Zisa"?
 
Zu Ciccu: Certu ca la sacciu. Deriva dall'arabo "Al Aziz"
"La splendida", cosi chiamata per le mille meraviglie
che racchiudeva.
Si narra, infatti, che in una sciroccosa giornata del 1164
un sovrano normanno di nome Guglielmo I d'Altavilla,
detto "Il Malo", esasperato dalla calura, decise di mandare
i suoi più valorosi cavalieri nel Maghreb, dove gli Emiri
avevano costruito sontuose dimore provviste di un sistema
di ventilazione più efficace dei moderni condizionatori
e, sicuramente, più ecologico. Il compito dei cavalieri
consisteva nel convincere gli architetti e le maestranze
fatimite, artefici di tali confortevoli edifici, a trasferirsi
a Palermo per risolvere il problema delle sudate reali.
 
Saruzzu: Picchì ù Palazzu è stato costruito in questo posto? 
Zu Ciccu: Picchì ù re voleva che la sua dimora fosse collocata
nel parco reale, il Genoardo (paradiso sulla terra), per godere
della bellezza dei ruscelli, dei laghetti, dei giardini fioriti,
dei boschi popolati di selvaggina . Gli architetti inoltre scelsero
una zona a metà strada tra il monte Cuccio e il mare al fine
di sfruttare le correnti d'aria ascensionali che avrebbero
permesso di rinfrescare l'edificio.


LA ZISA TRA MONTE CUCCIO E IL MARE


Saruzzu: Beatu stu Guglielmo. 
Zu Ciccu: Non direi proprio, infatti il Malo non potè godersi
le agognate frescure perchè pochi mesi dopo l'inizio dei lavori,
nel 1166, tirò le cuoia.
Il suo successore Guglielmo II ("il Buono"), più accaldato del
genitore, diede nuovo impulso ai lavori che furono ultimati nel 1175.



LA FORMA CUBICA DELL'EDIFICIO IN STILE ARABO


Saruzzu: Si dici che in piena estate in alcune stanze si moriva
di friddu. E' vero?
 
Zu Ciccu: C'era un bellu friscu dovuto all'enorme spessore
dei muri esterni, al limitato numero di aperture ed a un laghetto
artificiale antistante il palazzo che umidificava l'aria prima che,
attraverso i tre grandi fornici presenti nel portico di accesso
venisse convogliata nei due condotti ricavati nelle torri laterali,
superasse uno sbarramento di strisce di tela continuamente
bagnate dagli inservienti e quindi arrivasse nelle varie sale dove
risiedeva il sovrano e la sua corte. Tale ingegnoso sistema
assicurava un continuo ricambio di aria fresca ed umida.


FORNICE PRINCIPALE


TORRETTA LATERALE


PESCHIERA ANTISTANTE IL PALAZZO


Saruzzu: E' veru che al primo piano abitavano le zite di Gugliemo? 
Zu Ciccu: Si, il sovrano era un gaudente. Disponeva, infatti, di un
grande harem con bellezze provenienti da ogni angolo del mondo
allora conosciuto. Le concubine, secondo i costumi dell'epoca,
non solo erano costrette ad una convivenza forzata ma addirittura
veniva negato loro ogni contatto con l'esterno. Quindi per distrarsi
osservavano attraverso aperture schermate quanto avveniva nella
sottostante Sala della Fontana. In tale ambiente caratterizzato
da tre Muqarnas ( semicupole ad alveare) e da una splendida
fontana finemente decorata con ricchi mosaici , si svolgeva
buona parte dell'attività del sovrano, sia politica che ludica.


LA SALA DELLA FONTANA



MOSAICI DECORATIVI DELLA FONTANA

Saruzzu: Pcchì me nannu quando nun ci turnavanu i cunti di fini misi
diceva: " E cchi su' i diavuli di la Zisa"?
 
Zu Ciccu:Il detto nasce da una leggenda. Si narra che le maestranze
fatimite abbiano nascosto il favoloso tesoro reale in un ripostiglio
segreto custodito da alcuni diavoli le cui sembianze furono
raffigurate, come monito, nella volta dell'arco centrale del
vestibolo esterno da cui si accede alla sala della fontana.
Sembra che non sia possibile conoscere l'esatto numero dei satanassi
perchè se osservati si muovono. Così la credenza popolare vuole che
il giorno in cui si riuscirà a contare i demoni tutte le miserie di Palermo
svaniranno. In realtà i cosiddetti diavoli sono delle figure mitologiche
( Giove e altri dei dell'Olimpo) commissionate, nel 1600, da uno
dei tanti proprietari che si sono succeduti nel tempo, il Sandoval.
La presenza di corna sul capo di alcuni di essi ha determinato
l'equivoco delle presenze luciferine. Riguardo al presunto movimento
degli stessi, si ritiene che sia riconducibile ad una illusione ottica,
favorita dalle loro diverse dimensioni e dalla scomoda posizione
che l'osservatore deve assumere per contarli.



L'ARCO D'INGRESSO ALLA SALA DELLA FONTANA CON I DIAVOLI

I DIAVOLI DELLA ZISA



La Zisa nel dipinto che orna una parete di Villino Ida, del Basile.



La Zisa fa parte Patrimonio dell'Unesco all'interno dell''Itinerario Arabo-Normanno che si snoda tra Palermo, Monreale e Cefalù.



Foto e cuntu di zio-silen



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2 commenti:

Anonimo ha detto...

La leggenda dei diavoli coinvolge anche chi vi abita nelle vicinanze...........io ho avuto modo di incontrare uno dei cento e forse più diavoli della Zisa........è vero,con loro i conti non tornano mai.....come si chiama il Diavoletto della Zisa in questione?......Romeo,come il fidanzato di Giulietta o come Romeo il gatto randagio del colosseo nonchè innamorato dell'aristocratica gatta Duchessa.........chi sono io?...Duchessa,Giulietta.....

Anonimo ha detto...

Bravo, continua cosi !!!