mercoledì 10 dicembre 2008

PALERMO E I SUOI TESORI: LA CHIESA DI SAN FRANCESCO D' ASSISI


La Chiesa di S. Francesco D'Assisi (1255-1277), sita nella omonima piazza, accoglie, tra l'altro, alcuni stucchi di Giacomo Serpotta (1723), tra i quali spiccano delle figure femminili che simboleggiano le virtù francescane: la fede, l' umiltà, la mansuetudine, la modestia, la teologia, la carità, la verità, la giustizia.
Splendido, il bassorilievo di Antonello Gagini (1526) raffigurante San Giorgio che uccide il drago.



Sopra:  La facciata romanica con il meraviglioso rosone ricostruito magistralmente dall'architetto e restauratore Giuseppe Patricolo (1834-1905). DX: Affreschi della trifora
cieca che domina la parte centrale del prospetto.


Portale gotico-fiorito (1300).
Tra i capitelli delle colonnine si possono
notare i simboli degli Evangelisti.



Ai lati del portale due minute figure compongono
"l'Annunciazione".











Particolare del portale laterale sinistro (Sec. XVI).


Sulla facciata spicca lo scudo con due braccia incrociate
intorno alla Croce (simbolo dei Francescani): uno, quello
di Cristo ignudo e l'altro di San Francesco coperto con il saio,
a rappresentare la conformità agli insegnamenti di Cristo.




La nicchia sulla parte sinistra della facciata
reca una statua dell'Immacolata Concezione realizzata
nei primi anni del '700 da Girolamo Ficardi.




Le tre navate dalle linee sobrie si aprono in una atmosfera
dolcemente crepuscolare.




La prima cappella a destra è dedicata
a Santa Rosalia, Patrona di Palermo.
La tela con la "Santuzza" (fine '700)
è opera di Gaetano Mangano.





L'arco trionfale (inizio Sec. XVI),
opera di Gabriele Di Battista (m. 1505),
reca formelle con "Episodi della vita di San Rainieri",






Le due figure nei Tondi dei pennacchi dell'arco, l'Arcangelo Gabriele e Maria, compongono l'Annunciazione.









Formelle decorative dell'arco con due episodi della vita di San Rainieri.















"San Giorgio che uccide il drago", mirabile
bassorilievo del 1526 di Antonello Gagini.





Portale del '400 del Gagini
nella prima Cappella a sinistra.





"Madonna del Soccorso" con Bambino e San
Giovannino (Sec. XV) attribuita a Pietro di Bonitate




Cappella della Madonna della Neve.




"Madonna con Bambino" di Domenico Gagini.




La Cappella Mastrantonio con il suo stupendo portale (1469)
frutto dell'arte superba di Francesco Laurana. Vi sono rappresentati
quattro Dottori della Chiesa e gli Evangelisti, più in alto due Profeti
( forse Isaia e Geremia). Le due figure nei medaglioni dei pennacchi
compongono l'Annunciazione.



Nella Cappella del Sacro Cuore, la parete SX reca una
Madonna di scuola gaginesca posta sul sepolcro
di Elisabetta Amodei. Quest'ultima opera attribuita
a Domenico Gagini.





"Sacro Cuore"



 
Cappella di Sant'Antonio con colonne tortili e altare
settecentesco in marmi mischi.







 
La "vara" con il seicentesco simulacro in lamina argentea,
 che ogni anno, l'otto dicembre, festa dell'Immacolata, percorre le vie
del Quartiere seguito da una lunga processione di fedeli.





Opera contemporanea.




Cappella dell'Ecce Homo ricca di marmi policromi e stucchi.
Sul paliotto, bassorilievo Di I. Marabitti con la "Pietà".

















I bassorilievi laterali della Cappella dell'Ecce Homo
sono opera di Ignazio Marabitti (1719-1797) e descrivono
la "Flagellazione" a SX e l'"Ascesa al Monte Calvario"a DX.




Scorcio del presbiterio




L'altare maggiore





Cappella del Crocifisso con riconoscibili
richiami architettonici normanni
(disegni in tarsie laviche).




A destra del presbiterio stupisce per ricchezza di decori
barocchi la seicentesca Cappella dell'Immacolata Concezione.





Affreschi e stucchi sulla volta della cappella dell'Immacolata.




La Cappella dell'Immacolata risale alla prima metà del XVII Sec.
Sull'altare "L'Immacolata" (1771) realizzata con tecnica musiva
su base di Vito D'Anna.



L'edicola dell'altare si deve alla felice mano dello scultore
e intagliatore palermitano Salvatore Valenti (1835-1903).
Bellissimo il paliotto dell'altare a tarsie policrome.





Tra le statue, realizzate da Giambattista Ragusa,
che ornano la Cappella dell'Immacolata
spicca per bellezza quella di Santa Rosalia.




Santa Ninfa




Santa Oliva




Scorcio dell'aula con le "Virtù" serpottiane
addossate ai pilastri squadrati.




Il presbiterio a forma quadrangolare (1535)
con l'altare maggiore ed il raffinato
coro cinquecentesco di legno intagliato.




"Crocifisso" dipinto su legno.




Cappella di San Giovanni Evangelista.
Il busto in terracotta del Santo è opera di
Antonello gagini. Ai lati "le Virtù" (Sec. XV).




Cappella di San Francesco (statua lignea) in un tripudio
di marmi mischi e colonnine tortili d'alabastro (Sec. XVII).



Simulacro ligneo di San Francesco d'Assisi (Sec. XVIII).






Sulle pareti della Cappella dedicata a San Francesco si possono ammirare due affreschi con episodi della vita del Santo.









Cappella di San Giuseppe.




Statua in stucco di Giacomo Serpotta
allocata all'ingresso della Sagrestia.




Cappella con Sant'Agata e Santa Lucia (opera musiva).





Madonna con Bambino custodita nella terza Cappella Sx.
Alle sue spalle slendidi bassorilievi.











L'umiltà





La Fede




La mansuetudine




La modestia




La giustizia





La verità




La teologia




La carità




Nel transetto, a lato dell'ingresso all'Ufficio parrocchiale,
si trova il monumento funebre di Antonino Speciale (m. 1493),
scolpito da Domenico Gagini.



 
Prospetto laterale su Via Merlo con la finestra
incorniciata da colonnine binate che reggono
un arco dall'elaborato disegno. Sopra,  due
scudi con le insegne araldiche dell'epoca.




Particolare del prospetto laterale con scudo araldico.




Altra immagine del prospetto su Via Merlo.





La statua di San Francesco domina
 il quartiere da una cuspide della chiesa.





Nella foto, una delle due fontane di Piazza San Francesco d'Assisi.
 La lapide marmorea riporta il 1722 quale data di realizzazione.
Infatti in essa si legge:

D.O.M. (Deo Optimo Maximo = a Dio, il più buono, il più grande)
Al re Ferdinando III di Sicilia e IV di Napoli, infante di Spagna.
Marcantonio Colonna, principe di Stigliano,
 ha recentemente curato per il re il restauro
 di queste fontane gemelle, erette nel 1722,
 e ha provveduto al decoro della città nel 1777.








Foto e testo di zio-silen.

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8 commenti:

Anonimo ha detto...

Il Simulacro argenteo dell'Immacolata, non è rivestito in lamina d'argento come riportato sopra (e come nel caso delle statue panormite di San Francesco di Paola nella omonima Parrocchia e la Madonna del Carmine a Ballarò), bensì la statua è solo argento, lamina spessa di argento modellato, cesellato e sbalzato. Si regge all'interno con delle fascia e una struttura portante verticale che si dentro il fercolo processionale.

zio-silen ha detto...

Ringrazio l'anonimo lettore per il contributo.

Giuseppe ha detto...

Trovo il suo Blog davvero interessante e ben curato.
Mi chiedevo se, per caso, le risulta l'esistenza di una presunta tomba La Grua-Talamanca all'interno di questa chiesa. Grazie!

zio-silen ha detto...

Gentile Sig. Giuseppe,
mi risulta una quattrocentesca Cappella La Grua-Talamanca nel Convento monumentale di Santa Maria di Gesù, attigua all'omonima chiesa.
Mi propongo una accurata ricerca presso la Chiesa di San Francesco d'Assisi per verificare l'eventuale presenza di un sepolcro parimenti titolato.

Cordialmente

zio-silen

Giuseppe ha detto...

La ringrazio per la sua disponibilità e colgo l'occasione per augurarle buone feste.

Giuseppe.

vanessa ha detto...

All'acutissimo gestore del blog, volevo far notare qualcosa a proposito della Statua attribuita al De Bonitate, marmoraro di palermo. E' possibile che la Madonna del Soccorso abbia in braccio il bambino Gesù, ma quello in basso non è San Giovannino.
La Madonna del Soccorso, come tra l'altro appare nel fronte della chiesa omonima di via maqueda di cui Lei stesso porta notizia nel blog in maniera puntuale, appare con la mazza in mano, da cui il titolo "Madonna della mazza".Essa sì rappresenta una Madonna del Soccorso ma riferita ad avvenimento miracoloso raccontato dal Mongitore. La Madonna pare che abbia salvato dalle grinfie del Demonio un fanciullo, solitamente ritratto sotto o vicino al manto della Vergine che nel frattempo con la mano destra si impegna a bacchettare il Male. Nei dipinti è più facile trovarvi una descrizione dettagliata dell'avvenimento.
Essendo la statua una "madonna del soccorso", ho pensato subito potesse trattarsi dell'anonimo fanciullo della leggenda miracolosa. In più non vedo gli attributi iconografici del piccolo Battista.
Saluti,
Vanessa. C.

Ps: trovo stupendo il suo blog!

Leo Sinzi (zio-silen) ha detto...

Cara Vanessa, la tua tesi è senz'altro interessante. Peraltro, non ritenendomi depositario di verità assolute, mi riprometto di correggere la didascalia previa doverosa ricerca documentale.
Nella rappresentazione in questione tuttavia sono assenti sia la mazza che il demonio percosso: due elementi quasi sempre presenti in coppia nell'iconografia più conosciuta che racconta l'episodio da Te ricordato.
D'altronde in Italia (e non solo) è molto diffuso il culto della Santa Vergine chiamata al Soccorso in diverse, miracolose, occasioni. Tutte ricordate e celebrate con specifici simulacri e/o particolari dipinti in cui si rileva la presenza di altri simboli e dei più disparati personaggi.

Cordialità

Leo Sinzi



P.S. Grazie per l'apprezzamento del lavoro svolto nel Blog.

vanessa ha detto...

Giusta osservazione, in effetti mancano anche alla vergine gli elementi di riconoscimento per quel tipo di iconografia!
D'altro canto è possibile che alcuni titoli vengano assegnati ai simulacri indipendentemente dal loro aspetto formale prescindendo dunque dall'iconografia.


Saluti,
Vanessa C.