domenica 24 dicembre 2017

Palazzo Sant'Elia già S.Croce: museo... anche di se stesso

Il palazzo S.Croce-S.Elia - sito in via Maqueda n. 81 - prende il nome da due dei proprietari che si sono succeduti nei secoli: la Famiglia Celestri dei Marchesi di Santa Croce che l'elesse a sua dimora già nel '600, per rivisitarlo nei tratti e negli addobbi verso la metà del XVIII secolo e la Famiglia Trigona dei Principi di Sant'Elia che ne venne in possesso, nel 1852, per lascito ereditario di Marianna, figlia nubile di Giovanbattista Celestri. Dal 1823 fu sede a titolo locativo - per diversi anni - del Senato Palermitano, causa l'inagibilità, determinata da sommovimenti sismici, del Palazzo senatorio ubicato nell'attuale Piazza Pretoria. Negli anni cinquanta del '900 ospitò un Istituto scolastico. Dopo un lungo periodo di abbandono e saccheggio, transitò in mano pubblica (Provincia). Era il 1984. Il recupero venne avviato nell'ultimo scorcio del '900 ed oggi ospita eventi culturali e prestigiose mostre d'arte (durante la visita ho avuto il piacere di ammirare alcune significative opere di Andy Warhol).


Una gentile guida rende edotti noi visitatori sulla storia, l'architettura e l'arte afferenti l'edificio. Così apprendiamo - tra l'altro - che il primo marchese di Santa Croce, Giovanbattista Celestri, nel 1756 commissionò i progetti architettonici del suo sfarzoso palazzo a Nicolò Anito al quale succedette, nel 1760, l'arch. Giovanbattista Cascione. A quest'ultimo si deve l'addobbo decorativo del cortile maggiore.

L'ingresso dell'Edificio, con una composizione di piastrelle in ceramica, ricorda agli avventori i Giudici Falcone e Borsellino caduti per mano mafiosa.


 
Lo stemma dei Celestri, Marchesi di Santa Croce è affrescato sulla volta dei due androni che da Via Maqueda conducono alle corti del Palazzo.

La corte maggiore presenta un elaborato apparato architettonico-decorativo segnato da una moltitudine di colonne di marmo grigio culminanti in un gioco scalare di capitelli dorici e ionici. Due nicchioni accolgono le fontane con figure allegoriche (Prudenza e Giustizia, due delle quattro Virtù cardinali) realizzate dallo stuccatore Gaspare Firriolo (*1730 +1791). Logge tripartite dominano due prospetti del secondo ordine. La loggia sovrastante l'andito d'ingresso reca una losanga a rilievo con un fondo di foglie e frutti su cui posano lo stemma padronale e un cartiglio con la scritta latina "LUMEN DE LUMINE" "Luce da luce". Il cornicione perimetrale accoglie una serie di vassotti decorati con opere scultoree a rilievo.











La foto sulla sinistra mostra una delle due rampe dello scalone in marmo rosso di Castelvetrano che si divarica in andamento simmetrico dopo il breve tratto iniziale. Nei pianerottoli sono collocate delle sculture di mirabile fattura: "Maddalena Pallavicino Balbi" di Lorenzo Bartolini (* 1777 +1850) esponente del purismo italiano; l"Amplesso" di Antonio Ugo (*1870 +1950) e una "Madonna con Bambino".






Il piano nobile offre al visitatore la bellezza dei numerosi affreschi che decorano le varie sale



Una ricca balaustra - attorno allo stemma padronale - venne dipinta con tecnica trompe l'oeil dal napoletano Elia Interguglielmi (*1746 +1835).



Deliziosi panorami si possono ammirare sulle ante di alcune porte.




L'originale effetto prospettico crea una volta con lacunari, volute e  composizioni floreali. Al centro è un medaglione con allegoria.



Elaborato affresco di gusto barocco recante, al centro, una rappresentazione allegorica.


Diversi affreschi si devono al pittore Ottavio Violante, allievo del più famoso Gaspare Serenari (*1707 +1759).












Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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venerdì 15 dicembre 2017

Poesia di Natale: "Vigilia 'n Palermu"


Vigilia ri Natali 'n Palermu

Prìu la Santuzza rintra 'a Cattidrali
e trasu a Baddarò pi tampasiàri.

'U Zu Cecè mi viri e arricàma:
«c'è l'arbulu i Natali ô Pulitiàma!
 

Palermu nta 'sti jorna s'arruspìgghia
metti 'a curùna 'n testa e la pruvìgghia;
lassa a lu chiusu armuàri e matarazzi
nne chiazzi stiddi russi e janchi, a mazzi.

Ô furastèru a carni nun ci arrìzza:
Musèu sbarrachiàtu, 'un c'è munnizza...
e comu rissi 'a vecchia ri l'acìtu
"megghiu nun catamiàri lu tappìtu".


Nto Cassaru cchiù vàsciu... tutti a pèri,
sunnu priàti puru i puntunèri.
E 'u Vinticincu cursa ri li sacchi».
'A Za Cuncetta: «ma chi nicchi e nacchi!».


 

Versi natalizi e foto di Leo Sinzi (zio-silen)


___________________ .
TRADUZIONE PER I NON SICULI 

Vigilia di Natale a Palermo

Prego la Santuzza dentro la Cattedrale
e vado a Ballarò a bighellonare. 
Lo zio Cecè mi vede e ricama: 
«c'è l'albero di Natale al Politeama!

Palermo in questi giorni si risveglia
mette la corona in testa e la cipria;
lascia al chiuso armadi e materassi
in piazza stelle rosse e bianche, a mazzi.

Al forestiero non accappona la pelle:
Museo spalancato, non c'è immondizia...
e come disse la vecchia dell'aceto
"meglio non sollevare il tappeto".


Nel Cassaro più basso... tutti a piedi,
sono contenti pure i "puntuneri"*.
E il Venticinque corsa dei sacchi
».
La Zia Concetta:
«ma chi nicchi e nacchi»*



*"Puntuneri": Vigili urbani.

*"Chi nicchi e nacchi" è espressione dialettale derivante dal latino "nec hic, nec hoc" (né questo nè quello), 
qui nel significato di "non c'entra niente con il Natale", "è fuori contesto".



 

lunedì 11 dicembre 2017

Oratorio dell'Immacolatella

In Via Immacolatella, stretto tra la Chiesa di San Francesco d'Assisi e l'Oratorio di San Lorenzo si trova l'Oratorio dell'Immacolatella, con la severa facciata appena ammorbidita dall'elaborato portale barocco.  Una targa toponomastica ne colloca le origini e (presumo) i successivi lavori di ampliamento tra il XVII ed il XVIII secolo. La Compagnia dell'Immacolata, ospitata nella chiesa di San Francesco d'Assisi, già negli ultimi anni del '500 ne avviò progetti e realizzazione.



Il prospetto si fa risalire agli albori del '600. Il timpano spezzato del portale sostiene due putti che affiancano il simulacro in stucco dell'Immacolata.























La trabeazione del portale marmoreo è sostenuta da volute a squadra a loro volta sorrette da una duplice coppia di semicolonne con capitelli ionici.


L'aula è rettangolare con il doppio ingresso che fronteggia il cappellone con l'altare. Sull'ingresso è la cantoria tripartita da pilastrini.  Il parapetto in legno traforato, intagliato e dorato, unitamente ai decori color oro, conferisce all'insieme un carattere opulento. L'organo è ottocentesco. Le pareti dell'aula sono addobbate con stucchi  (1726 ca.) di Procopio Serpotta (*1679 +1756), talentuoso figlio naturale del grande stuccatore Giacomo, collaborato da Vincenzo Perez.



L'altare maggiore ha una trabeazione con timpano triangolare e sottostante fregio dall'originale decorazione. E' sostenuta da quattro colonne tortili in marmo rosso con capitelli compositi. La candida statua dell'Immacolta è posta innanzi a un fondo in marmi mischi e tessere marmoree policrome composte in modo da rappresentare la Gerusalemme Celeste.

Sopra il presbiterio, la cupola ribassata è interamente coperta da bassorilievi realizzati da Procopio Serpotta. I quattro pennacchi recano le immagini di quattro profeti: nelle foto si intravedono Isaia ed Ezechiele.















Sul frontone, immerso in una raggiera, è il Padreterno circondato da angeli e putti. I quadroni laterali, recano "Maria con Anna e Gioacchino" e  "L'Assunzione", opere di Antonio Manno (*1739 +1810) dipinte nell'ultimo scorcio del '700.


Nel padiglione della volta sono gli affreschi di Vincenzo Bongiovanni (vissuto a cavallo tra XVII e XVIII secolo) che raccontano episodi della vita della Santa Madre.


L'affresco centrale descrive il Trionfo della Vergine Maria. Le foto a destra evidenziano la tecnica trompe l'oeil (finto tridimensionale) adottata per dipingere un paio di personaggi  che sembrano voler uscire dalla cornice perimetrale.


Quadroni dell'apparato pittorico. Nella foto a DX:  la Presentazione di Maria al Tempio.


Particolari dell'addobbo decorativo serpottiano.
 
 
Medaglioni parietali in stucco.


Calendario perpetuo delle ricorrenze religiose.


Una porticina nei pressi del presbiterio conduce ad un secondo Oratorio di ridotte dimensioni. L'altare, con decorazioni in marmi mischi, accoglie in alto un mirabile Crocifisso ligneo e nella teca, in basso, una Madonna dormiente.


 
Il Crocifisso si deve alla felice mano del maestro lignaro Salvatore Passalacqua, attivo tra il '500 ed il '600.


SX: Calendario perpetuo. DX: Un ovale ligneo incornicia il bellissimo volto di Maria.



DX: Memoria dei Confratelli defunti.


 
Una gradevole fontana di gusto barocco occupa il centro del cortile dell'Oratorio.

Il vestibolo, aperto sul cortile con un artistico arco, reca un sovraporta in stucchi policromi. 


 
I genitori di Maria, Sant'Anna e San Gioacchino, rafffigurati nei due medaglioni decorativi posti sui cornicioni delle porticine che dall'antioratorio conducono all'Oratorio.


Nell'antioratorio si possono ammirare anche due bassorrilievi marmorei, incorniciati da stucchi, che rappresentano L'Annunciazione e la Fuga in Egitto.



Foto e didascalie di Leo Sinzi (zio-silen)

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